Il 9 giugno scorso la piccola Stella Esposito, di Romans d’Isonzo, allieva della Maestra Elena Bidoli, ha accompagnato al pianoforte, insieme ad alcuni altri talentuosi giovani musicisti, un evento di grande attualità nella splendida Sala della Protomoteca in Campidoglio, a Roma, il convegno “Suonare la mente – Musica e scrittura come abilità nel futuro digitale” promosso da Amici del Campus delle Arti e dalla Fondazione Luigi Einaudi, che ha approfondito l’importanza della musica, della scrittura a mano e della lettura su carta per il cervello dei più giovani.


Angela Chiofalo, docente di pianoforte al Conservatorio Santa Cecilia di Roma e direttrice del Campus delle Arti, ha presentato Stella con queste parole: “Ho conosciuto questa deliziosa, meravigliosa, piccola bambina al Concorso Vinciguerra e me ne sono innamorata. L’ho invitata qui perché il Campus delle Arti aveva promesso una borsa di studio per uno dei premiati: non ho avuto la minima esitazione… Stella, che è qui con la famiglia e la sua meravigliosa insegnante, ha una caratteristica incredibile: se voi chiudete gli occhi non immaginate che sia una bambina. Un plauso molto grande alla sua maestra che non l’ha spinta verso lezioni virtuosistiche o verso il prodigio dei bambini: Stella ha una maturità musicale da adulto, è veramente commovente nel verso senso della parola”. Stella ha suonato la Première Arabesque di Debussy. Raramente la bellezza si presenta con la grazia spontanea di una bambina e la potenza di un pianoforte a coda. Tra le mura storiche dei Musei Capitolini pochi minuti di musica sono stati capaci di lasciare solo spazio solo allo stupore e all’emozione. E veramente commosso si è detto, dopo averla ascoltata, Guido Barbieri, in veste di moderatore del Convegno.


Nella nostra epoca digitale, dove tutto è veloce e scorre in superficie, la pratica musicale sviluppa l’intelligenza, stimola la creatività e forma il carattere e quando si coniuga con un grande talento e uno studio rigoroso ne scaturisce una potente forza interpretativa. Questo il tema del convegno, che nasce dall’evidenza scientifica che l’uso degli smartphone modifica il modo in cui il cervello si sviluppa e funziona. Questa trasformazione neuro plastica porta al deterioramento di alcune facoltà mentali: la memoria, la capacità di attenzione, il pensiero critico. Andrea Cangini, direttore dell’Osservatorio Carta, Penna & Digitale, sottolinea le analogie tra la pratica di uno strumento musicale e la scrittura a mano in corsivo, in quanto entrambe le attività sollecitano lo sviluppo del cervello contenendo i danni da abuso di smartphone, auspicando che il sistema scolastico rivaluti l’uso della carta e della penna e valorizzi l’educazione musicale.

Di seguito riportiamo l’estratto dell’articolo pubblicato su “Il Goriziano” e su “Il Piccolo” del 30 giugno

